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CIR / 7 dicembre
Paolo Andreucci a cuore aperto
Testo: Simone Vazzano

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Per Paolo Andreucci il 2017 è stato l'anno della stella. Il pilota garfagnino è infatti riuscito a cucirsi addosso il decimo scudetto di campione italiano rally dopo una stagione da incorniciare. Un record che, sicuramente, rimarrà negli annali e che sarà difficile quantomeno da eguagliare.

Abbiamo raggiunto l'alfiere Peugeot per farci raccontare come ha vissuto la stagione da poco conclusa e cosa bolle in pentola per quella a venire.


Quella da poco conclusa è stata una stagione quasi perfetta, partita bene e finita meglio, ma con un piccolo calo a metà. Raccontacela un po'.

Sapevamo di avere avversari molto forti. Siam partiti subito bene, anche se al Ciocco abbiamo avuto un problema al motore che ci ha costretti al ritiro durante la seconda tappa. Era un pezzo nato male e purtroppo è andata così. Fortunatamente abbiamo vinto la prima tappa. Ci siamo poi prontamente ripresi a Sanremo, vincendo in maniera chiara e facendo vedere che la nostra Peugeot era comunque competitiva e che noi non lasciavamo nulla al caso. In fin dei conti è stata una stagione laboriosa dato il livello di competitività degli avversari, ma, nello stesso tempo siamo sempre stati coscienti di avere un pacchetto (macchina, gomme e team) all'altezza della situazione. Siamo riusciti a far bene sempre, sia sull'asfalto, che è il nostro terreno più favorevole, sia sulla terra dove, nonostante fossimo sfavoriti dall'ordine di partenza e dal fatto che i nostri rivali si trovino particolarmente a proprio agio su quel fondo, abbiamo comunque fatto buone prestazioni. E, alla fine, ci siamo aggiudicati un campionato che sin dall'inizio sapevamo sarebbe stato molto lottato.


Decimo titolo, record che rimarrà imbattuto chissà per quanti anni. Alla luce di questo, qual è il prossimo obiettivo di Paolo Andreucci?

Per il prossimo obiettivo vediamo... Ora bisognerà parlare con Peugeot e prendere insieme una decisione in vista della prossima stagione. Di sicuro continueremo a correre, ma dobbiamo capire se rifare il CIR o fare altro. A me farebbe piacere cambiare, anche per avere più stimoli. Vedremo che opportunità ci saranno e le valuteremo con il team.

Le motivazioni sono chiare. Io voglio continuare a correre, ma ci devono essere anche i presupposti giusti per farlo. Tra questi c'è di sicuro quello legato alla competitività della macchina perché continuare con una vettura poco performante rispetto alle altre non è che mi andrebbe molto.


A proposito di 2018, come hai accolto i cambiamenti regolamentari che interesseranno il prossimo Campionato Italiano?

Intanto, per fortuna, dopo due anni hanno capito che quel regolamento che avevano tirato fuori della doppia gara e dei doppi punteggi, fatto apposta per limitare la superiorità di Peugeot, era talmente confusionario che non faceva bene a nessuno. Meglio tardi che mai. Questo aspetto è sicuramente positivo.

La gara di un giorno abbasserà di sicuro i costi e questo comporterà l'aumento del numero dei partecipanti. Quindi ritengo che le novità introdotte siano buone e che si stia andando nella giusta direzione.

Bisognerebbe comunque investire di più sulle gare. Bisogna organizzare bei rally, fatti bene e in funzione delle TV e dei media in generale. Questo purtroppo è un lavoro che manca ancora, ma che è molto importante perché senza media non siamo appetibili.


Com'è cambiato, se è cambiato, il tuo approccio alle gare rispetto agli esordi? Ti divertivi più prima o ti diverti più oggi?

Io mi diverto sempre perché il piacere di guidare ce l'ho ancora e anche tanto. Chiaramente, quando vedi che i regolamenti vengono fatti in funzione dei nostri risultati e che c'è quasi un accanimento in questo, allora ci pensi un po'. D'altro canto piacerebbe anche a me che alcune regole venissero rispettate, vedi per esempio quelle riguardanti le ricognizioni, e che siano ​uguali per tutti. Invece non è così e negli ultimi anni tutto è stato fatto a favore di qualcuno, sfavorendo qualcun altro. Questo non è che mi abbia fatto crescere l'entusiasmo, ma è un discorso che chiaramente prescinde dalla mia voglia di guidare.


Quest'anno hai avuto in molte gare Kalle Rovanpera come compagno di squadra. Cosa pensi di lui come pilota e come lo vedi in futuro?

Di sicuro Kalle è molto bravo, oltre ad essere un ragazzo a posto e molto intelligente. Ha dunque tutte le carte in regola per andare avanti. Tra noi è nato anche un rapporto d'amicizia, data la stima reciproca. Io, dove ho potuto, gli ho insegnato qualcosa e lui mi ha aiutato in altre situazioni, per cui si è creato un buon rapporto.

Spero che vada avanti perché se lo merita e ha tutto il potenziale per diventare un futuro campione del mondo. Glielo auguro davvero.


Come vedi i giovani aspiranti piloti moderni?

Riguardo ai giovani penso che ci sia da cambiare un po' il sistema. Finora non abbiamo lavorato bene e c'è stato un po' di disinteresse nei loro confronti. Dunque è normale che non vengano fuori. Da qualche anno la Federazione se ne sta occupando un po' di più. Poi si può far bene e si può far male. Secondo me dovrebbero cambiare qualcosa, ma di giovani bravi ce ne sono. Bisogna soltanto stargli dietro e coltivarli, è ovvio che se li lasciamo soli tutto diventa più difficile per loro.


C'è qualche pilota italiano che può puntare a riportare in alto il Tricolore anche a livello internazionale?

Non nell'immediato, ma tra un po' sicuramente. Le qualità ci sono senza alcun dubbio. Noi italiani siamo sempre stati tra i protagonisti.

Prima c'era la scuola Lancia che ti aiutava e che ti portava avanti, per un certo periodo è mancata totalmente e con la Federazione non siamo stati bravi a riempire questa mancanza. Con persone che, secondo me, non erano ben poste a tirar su dei giovani piloti. Per esempio, negli ultimi anni, sarebbe stato il caso di mettere persone che insegnassero a guidare, non gente che non aveva idea di cosa fosse un insegnamento di guida.


Da pochi giorni hai lanciato l'app Andreucci CoDrive. Vuoi dirci di cosa si tratta?

E' un nuovo sistema di navigazione, una sorta di copilota personale. Nasce dall'idea, avuta da me e Anna, di trasferire la nostra esperienza di equipaggio affiatato e affidabile nella vita di tutti i giorni. Ci siamo messi a lavorare sul progetto nel 2013 e abbiamo percorso migliaia e migliaia di chilometri per poter sfruttare al meglio il tutto. Riteniamo di aver fatto una bella cosa. Si tratta di un sistema intelligente che ti anticipa le difficoltà delle curve. Penso che, tra le altre cose, possa essere anche propedeutico per chi vuole divertirsi in sicurezza e per i rallisti che vogliano imparare ad ascoltare la dettatura delle note. E' importante per far capire che la sicurezza passa dalla conoscenza della strada e dalla tecnica di guida.


Come rispondi a coloro che pensano che un navigatore che detta le note possa creare dei "piloti improvvisati" andando quindi a scapito della sicurezza stradale?

Dico che non è così. Anche perché il sistema è programmato in modo tale che quando si va al di sopra di velocità prestabilite, viene abbassata la nota successiva in modo da ridurre il ritmo.

Certo, non ci si può sostituire alla guida, è soltanto un aiuto in più che ti fa conoscere la strada. Credo che delle note come: "attenzione tornante", "destra difficile" o "sinistra difficilissima" siano soltanto di aiuto per chi guida. Tra l'altro, lo abbiamo sperimentato in due anni su tester di vario livello, da mia mamma a gente più esperta, per cui sappiamo bene di cosa si parla e penso che sia un bel passo in avanti per ciò che riguarda la sicurezza stradale.
 
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