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3 novembre
Damiano De Tommaso, Campione Italiano Junior e un futuro da scrivere
Testo: Anna Canata

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Il suo nome è ormai noto perché ha già calcato la scena Mondiale e ha appena concluso un'altra stagione sportiva con un doppio successo, ma è tuttora un pilota giovanissimo: Damiano De Tommaso, 22 anni, neo Campione Italiano Rally Junior, nonché vincitore del titolo Due Ruote Motrici su Peugeot 208 R2, ha dimostrato una volta di più che quando testa, talento e una vettura affidabile si incontrano, anche i risultati arrivano.

Ed è così che, al termine del suo Campionato Italiano nel Team Junior Peugeot, abbiamo fatto una chiacchierata con questo appassionato varesino, tanto semplice quanto determinato.

Sembra quasi che in questa stagione sia stato tutto troppo facile per te, o no?

"Beh, è andata bene. Quando tutto funziona al meglio i risultati arrivano da soli e sembra che sia stato facile. In realtà non è proprio così, diciamo che è solo andato tutto liscio, senza problemi."

Se guardi il campionato in modo critico, con il senno di poi, c'è qualche gara che avresti gestito in modo diverso?

"Anche questa esperienza mi ha fatto imparare qualcosa, come tutte le altre. Per esempio dalla prima gara, il Ciocco, che non è andata per niente bene, ho imparato a dare più importanza alle mie sensazioni e a cercare di farmi ascoltare dalla squadra. Abbiamo fatto un test pregara e avevo notato un continuo sottosterzo a cui però non ho dato peso perché sembrava tutto a posto, invece me lo sono trascinato in gara, dove poi siamo arrivati terzi perché eravamo davvero terzi a livello di passo. Non eravamo i più veloci. Per fortuna non è stato quel risultato a penalizzare la stagione ma, anzi, è stato utile a farmi capire che dovevo insistere nel volere la macchina come la sentivo meglio, senza farmi troppa soggezione di un team comunque molto professionale e anche più esperto di me."

Come ti vedi dopo questa stagione?

"Sento di essere maturato molto, anche se non dovrei dirlo io, ma lo penso. Dopo due anni di WRC3 che mi hanno dato veramente tutto, un'esperienza impagabile, abbiamo fatto un passo indietro e abbiamo corso nel CIR nel 2017, che non avevo mai fatto prima, e lo abbiamo ripetuto quest'anno. Mi sono fatto l'idea che nel CIR non si impari molto, e a un giovane come me non lo consiglierei come primo passo in cui buttarsi. Nonostante ciò, quest'anno mi ha consentito di mettere a punto e crescere in altri aspetti su cui ero un po' debole, come la costanza, la capacità di tenere sempre la stessa velocità senza prendere rischi e concretizzare il risultato."

Come è stato rapportarsi ad un team ufficiale come Peugeot, con a fianco i pluricampioni italiani?

"Il rapporto con la squadra è stato ottimo. Ci hanno messo da subito a nostro agio e non c'è mai stata alcuna pressione o direttiva e siamo sempre stati lasciati liberi di fare del nostro meglio. Forse anche perché i risultati arrivavano. E' stato quasi come essere in una famiglia. Con Paolo e Anna c'è stato poco rapporto. Loro avevano il loro lavoro da fare e noi arrivando sempre parecchio dopo in assistenza più che qualche parola non ci siamo scambiati. Ognuno faceva la sua gara."

Parliamo degli avversari. Chi vi ha impensierito di più?

"A Ciuffi e Mazzocchi vanno fatti i complimenti perché sono stati davvero bravi entrambi. Mazzocchi è cresciuto parecchio dal punto di vista della velocità. Ciuffi ha una guida più esplosiva, o vince o perde, senza mezze misure. Mentre Mazzocchi è stato più costante ed è forse quello che ci ha dato più filo da torcere."
 
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Peugeot Italia
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Cosa pensi di avere in più di loro che ti ha fatto arrivare davanti?

"Penso di aver raggiunto un buon mix di velocità e costanza. Nelle gare in cui c'è tanta velocità e tanti chilometri, come il Rally di Roma, questo ha fatto la differenza e abbiamo dato distacchi notevoli. Nelle gare corte gli avversari diventano più temibili perché evidentemente memorizzano bene il percorso durante le ricognizioni e vanno parecchio forte. Sono comunque degli ottimi piloti."

Non raccomanderesti il Campionato Italiano a un giovane per iniziare una carriera nello sport. Cosa c'è che non va?

"Non sta certo a me, a 22 anni, dare giudizi. Posso solo esprimere il mio pensiero e credo che sarebbe utile guardare un po' di più agli altri paesi per far funzionare meglio le cose. Noi abbiamo vinto un campionato Junior ma non esiste nessun premio che ci aiuti a proseguire quindi è un po' frustrante dover pensare alla stagione successiva ripartendo da zero. In Italia abbiamo gare bellissime, che fanno invidia ad altri paesi - e qui infatti vengono giovani stranieri ad imparare - ma manca tutto il resto. Come l'insegnamento ai giovani e un controllo più severo sulle ricognizioni perché non tutti rispettano il regolamento e quindi non si corre alla pari. In altri paesi per quanto ho potuto appurare c'è molta severità su questo aspetto. Ma si deve partire anche dalla cultura, dalla mentalità. Io quando ero minorenne avevo il sogno di fare una gara di mondiale - e mai avrei immaginato che sarebbe successo - ma per puntare a quello mi sono sempre allenato per conto mio, senza avere nessun tipo di progetto concreto, ma solo per migliorarmi. Un'inverno ho fatto 4.000 chilometri di notte, con un amico, per allenarmi a scrivere note e correggerle, affinare il vocabolario che dovevo usare e interpretare la strada. Ed è una cosa che continuo a fare nelle pause tra stagioni, su strade diverse dalle prove speciali di campionato, che mi serve tanto per fare pratica a memorizzare il percorso e poi essere più veloce quando affronto le gare."
 
Peugeot Italia
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E' un metodo tuo?

"In realtà è un metodo che adottano tanti ragazzi stranieri che hanno ambizioni sul Mondiale, come i Finlandesi. Anche se non hanno grandi mezzi, si allenano per conto loro. Prima del Montecarlo 2016, con Aci Team Italia avevamo fatto un corso di tre giorni in Finlandia su neve e ghiaccio dove ho conosciuto un gruppo di giovani finlandesi, tra cui Pajunen, che mi dicevano di fare 3 o 4.000 chilometri ogni mese per affinare le note, senza avere un programma in mano o una prospettiva concreta. Ma volevano essere pronti se capitava l'occasione. In Italia invece la mentalità è mettersi in mostra subito, fare il risultato di effetto, e per arrivare a questo si fanno carte false. Tu dovresti poter arrivare in gara, dopo aver fatto un bel lavoro di preparazione e pensare solo ad andare più forte che puoi. Qui invece vedi un continuo cercare di mettere il bastone fra le ruote agli avversari, reclami, ricognizioni abusive, insomma un ambiente in cui non si respira un'aria proprio tanto pulita…"

Prospettive?

"Al momento posso solo aspettare. Io non ho un mio budget per correre e dipendo interamente dagli sponsor, quindi non posso programmare una stagione in autonomia, ma come sempre confidare in qualche magica chiamata. E oggi è sempre più difficile perché i posti disponibili sono pochi. Anche se mi hanno appena prospettato una gara a breve con una R5 che se va in porto sarebbe una gran bella opportunità per tenersi allenati e magari portare a casa un bel risultato, come al Valpolicella dove ho guidato per la volta una R5 e abbiamo fatto un primo assoluto..."

Come è stato guidare laR5?

"Dopo aver preso un po' confidenza con le quattro ruote motrici, che è la vera grossa differenza, tutto il resto viene piuttosto naturale, non c'è bisogno di cambiare lo stile di guida. La gara che ho fatto era corta - circa 45 km. - e ho trovato un feeling da subito."

E da parte nostra non possiamo che augurargli di poter continuare a inseguire i suoi sogni, perché sono questi i giovani di cui il nostro sport ha bisogno.
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