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WRC / 1 agosto
Il WRC all'epoca di Adamo
Testo: Luca Piana

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Quattro chiacchiere con Andrea Adamo, Team Director di Hyundai Motorsport, su presente e futuro della specialità e sul suo primo anno a capo del team ufficiale nel WRC.


Un ritratto fedele di Andrea Adamo l'ha tracciato brevemente nei giorni scorsi, attraverso la pagina ufficiale di Facebook, l'amico di vecchia data Luca Cantamessa, noto pilota astigiano che, pur avendo rallentato il numero di presenze nei rally nostrani negli ultimi anni, si avvicina sempre di più alle 200 gare in carriera. L'aneddoto è di qualche mese fa quando Cantaluka, tanto bravo al volante quanto in punta di penna, ha gettato l'amo, senza immaginare che la pescata sarebbe stata ben più abbondante del previsto. «E se tu (al Rally di Alba, ndr) portassi (Dani) Sordo su una R5? Lui rispose… e perché non Loeb con la WRC Plus?». Una risposta secca, tagliente e spiazzante che ha stupito anche l'interlocutore, che ben conosce il manager cuneese, alla guida del team Hyundai Motorsport e customer service (settore rally) dall'inizio di questa stagione. Noi siamo riusciti ad intervistarlo proprio in occasione della gara langarola - che, anche grazie alla presenza del team di Alzanau in forma ufficiale ha fatto il tutto esaurito - per parlare del Mondiale in corso, del futuro della specialità e delle possibili trattative di mercato. Tornando all'intervista, ecco cosa ci ha detto Adamo nei venti minuti trascorsi insieme.


A pochi giorni dal Rally di Finlandia una parte del team Hyundai Motorsport si è trasferita in Piemonte, al Rally di Alba, con Sebastien Loeb e la i20 Coupé WRC Plus. Ci spieghi le ragioni di questa scelta, in una gara che annovera anche diversi iscritti con la i20 R5?


«Come Hyundai Motorsport abbiamo preso parte al Rally di Alba esclusivamente con Sebastien Loeb, Daniel Elena e la Hyundai i20 Coupé WRC Plus e poi hanno partecipato alla gara anche diversi clienti che corrono con la versione R5. Sicuramente, nello scorso fine settimana, non siamo stati ad Alba perché è la città del tartufo, con tutto il rispetto per le tradizioni culinarie locali. Noi siamo qua perché, stante la regolamentazione che impone un numero limitato di giorni di test all'anno, stiamo usando una possibilità concessa dal regolamento di usare la vettura nelle gare - al di fuori del Campionato del mondo - che ne consentono la partecipazione. E' un approccio che stiamo portando avanti ormai da qualche mese, cercando di utilizzare al meglio le occasioni che abbiamo per usare in gara alcuni componenti di sviluppo della vettura e testarne la validità in termini di performance, ma soprattutto per accumulare chilometri. Quindi in questa occasione, con il percorso di Alba che ha la peculiarità di essere per certi versi simile a quello che troveremo in Germania nella seconda metà di agosto, abbiamo ritenuto utile organizzare questa presenza. Qui devo dire, non perché va fatto per obblighi istituzionali ma perché lo penso, che bisogna ringraziare moltissimo gli organizzatori e in particolare - chiedo scusa non voglio fare torto a nessuno - a Gil Calleri e Piercarlo Capolongo, persone che conosco e che hanno accettato questa sfida. Mi sento personalmente un po' in colpa per i sacrifici che gli ho fatto fare perché è inutile negare che la presenza di Loeb in una gara del Campionato Italiano WRC ha portato delle complicazioni dovute anche all'invidia che una cosa del genere può generare da parte di altre persone che invece non hanno utilizzato analoghe situazioni, e quindi ci troviamo qui - ripeto - anche con un malcelato senso di colpa perché so cosa ciò significhi a livello di spettatori, attenzione da parte di media, sponsor e quant'altro. Per le stesse ragioni la presenza di Loeb viene accompagnata da quella di Veiby con la vettura R5 che porterà in gara, anche in questo caso, per accumulare chilometri, e Sarrazin - nostro cliente storico che parteciperà al Rally di Germania - che ha avuto il gentile invito degli organizzatori per effettuare un'operazione simile a Loeb. E' chiaro che la giornata di test a livello di prestazione aiuta, ma credo che niente come un rally vero e proprio - per un pilota poliedrico come Stephane - possa aiutarlo a ritrovare il ritmo».


Hai già sciolto le riserve sul prossimo - sesto ed ultimo (salvo integrazioni al programma stagionale) - appuntamento del Mondiale che vedrà protagonisti Sebastien Loeb e Daniel Elena?


«No, non ho ancora deciso».


Dopo la pausa estiva, siamo alla vigilia del Rally di Finlandia. Sei fiducioso in vista di questo appuntamento?


«Si, sono fiducioso».


Qualche settimana fa hai dichiarato che ci sarebbero stati degli aggiornamenti alla vettura proprio in occasione della gara finlandese. Quali?


«Abbiamo omologato un nuovo pacchetto aerodinamico e una serie di aggiornamenti alle sospensioni che saranno utilizzati ovviamente in Finlandia. E' chiaro che mi rendo perfettamente conto che sto chiedendo uno sforzo molto grande alla squadra che lavora con me e devo dire che le risposte che vedo rendono sempre più motivante essere al loro fianco e lavorare con loro. Abbiamo tre vetture aggiornate totalmente ed è stato uno sforzo non indifferente perché abbiamo dovuto sviluppare, provare, ordinare, montare, preparare i cambi e devo dire che ho visto la squadra lavorare in maniera molto coesa, molto determinata. Come ho detto, questo non fa altro che darmi ulteriore motivazione, ma so bene che ho chiesto loro uno sforzo notevole». In un secondo momento, al di fuori dell'intervista, Adamo ha sottolineato la presenza ad Alzenau di ben undici vetture pronte, dalle sei preparate per le gare in Finlandia e Germania alle test car e a quelle utilizzate perlopiù durante gli eventi promozionali. «Era dagli anni trascorsi in Abarth che non vedevo una situazione simile» ha precisato il manager cuneese di nascita ma torinese d'azione, come lui stesso si definisce.


In Finlandia è prevista una novità anche a livello di line-up. Dopo il successo al Rally di Sardegna, Dani Sordo non sarà della partita, mentre debutterà con i colori di Hyundai Motorsport l'irlandese Craig Breen


«Breen è stata una scelta da me portata avanti perché ritengo che possa essere un'ottima terza guida in Finlandia. Ritengo possa essere insieme a Paul Nagle l'equipaggio giusto a garantirci una performance costante e un back up di punti. Non chiediamo di sicuro di andare lì e vincere e fare i tempi degli altri, perché bisogna puntare a delle performance realistiche».


E' vero che ritieni più importante il titolo Costruttori rispetto a quello piloti?


«Se io dico una cosa, normalmente la penso» dice Adamo, confermando quanto già dichiarato durante la presentazione del team Hyundai Motorsport Italia.


Quindi, se per caso i due titoli messi in palio dal campionato dovessero decidersi solo all'ultimo, al Rally di Australia, al termine di una stagione particolarmente combattuta, tu potresti eventualmente chiedere un sacrificio a Thierry Neuville in ottica Mondiale piloti (come accaduto nel 2003 a Sebastien Loeb, a cui fu chiesto di assicurare a Citroen i punti utili per il Costruttori) oppure avrà carta bianca, con tutti i rischi del caso?


«Mah, non vedo che rischi possano esserci. Comunque fondamentalmente non dobbiamo mai dimenticarci che siamo tutti dipendenti della Hyundai, quindi credo di aver risposto in maniera chiara».


Parliamo della prossima stagione. Quest'anno avete cambiato tanto a livello di line-up nei vari appuntamenti. Entro quando ti piacerebbe avere pronta quella della prossima stagione?


«Se chiedi a me, mi sarebbe piaciuto averla definita già a gennaio (2019) così avrei un lavoro in meno da fare durante l'anno. E' chiaro che non si può, non sono soltanto io che decido, ci sono dietro una serie di strategie, lavori politici che vanno portati avanti. Ti dico la verità, in questo momento non sono assolutamente preoccupato per la line-up dell'anno prossimo in quanto due equipaggi hanno già il contratto e quindi non è un problema. Il resto andiamo a discuterlo nei prossimi mesi; non è una di quelle cose che in questo momento mi toglie il sonno».


Nelle scorse settimane sono trapelati dettagli su un'ipotetica trattativa fra Hyundai Motorsport e l'entourage di Ott Tanak per l'ingaggio dell'estone in vista della prossima stagione


«Mi è stato chiesto se vorrei avere Tanak. Io ho detto che vorrei anche avere Ogier. Lo confermo. Se mi dessero i soldi li prendo tutti io».


Quindi è più che altro un discorso economico?


«Quei piloti lì non corrono per passione, quindi ci vogliono i soldi. Quindi è un discorso economico, ribadisco quanto detto in precedenza. Se non hai i soldi per pagare gente come Tanak, Neuville o come Ogier è meglio che stai a casa».


Rispetto a quanto ci hai appena detto, dunque, ritieni che non sarebbe problematico dover gestire i tre big della serie, coloro che puntano in maniera netta allo stesso obiettivo?


«Per me potrei averne anche quattro o cinque. Il problema non è avere dei piloti che vanno forte, il problema è quando hai dei piloti che vanno piano».


In questi anni, però, abbiamo visto che la gestione di due o più big sotto lo stesso tendone non è mai stata facile…


«Non mi pagano per fare un lavoro facile, quindi non chiedo di fare dei lavori facili. Mi viene chiesto di vincere e quando devi vincere devi avere gli strumenti necessari. Personalmente credo che Ron Dennis fosse più contento di gestire Senna e Prost che Mansell e Blundell».


A proposito delle future WRC che prenderanno parte al Mondiale rally a partire dalla stagione 2022 cosa puoi anticiparci? Qualche settimana fa si è parlato addirittura di potenziali "Gruppo B" moderne…


«Il regolamento in questo momento non è definito - ha precisato Adamo -. Ma le basi credo che siano tra le più intelligenti che ho visto negli ultimi vent'anni in qualunque regolamento FIA. Dopo anni in questo momento si sta lavorando in maniera molto costruttiva con la FIA e devo dire che da inizio anno ho cercato di avere un dialogo costruttivo anche con i miei colleghi degli altri marchi impegnati nel Mondiale. E' inutile che ci nascondiamo dietro a un dito. Noi dobbiamo far sì che i prodotti che dobbiamo spingere possano correre. Non funzionerà mai che la FIA fa un regolamento e i costruttori devono convincere i board a fare quelle macchine. Funziona nell'altro modo, finalmente si è capito cosa serve. Quindi la cosa più intelligente è fare un regolamento tale da permettere ad ogni costruttore di utilizzare la vettura per la quale qualcuno a casa è disponibile a dare dei soldi per farla correre. Se un costruttore decide di correre con un modello, è giusto che il regolamento possa permettere a quel marchio di correre nel Mondiale con qualcosa di simile a quello stesso modello. La tendenza, quindi, è quella di avere un regolamento che non ti obblighi ad avere un segmento».


Come giudichi il formato attuale delle gare, indipendentemente da quelle nuove di cui si sta discutendo per un possibile ingresso nel calendario? Ti piace?


«Assolutamente no, non mi piace. Trovo il formato non coerente con quelle che sono le necessità dei Costruttori. Ancora una volta ripeto il concetto: la categoria che oggi va protetta, e ritengo che vada protetta tanto quanto i panda, sono i Costruttori impegnati in corse automobilistiche e quindi come tali vanno considerati e ascoltati. Perché il giorno che i Costruttori si stuferanno di sottostare a determinati dettami dei promotori, i promotori potranno pensare di essere dalla parte giusta ma quando non avranno più Costruttori impegnati forse non ci saranno più Campionati. Quindi se io Costruttore impegno dei soldi, e sono tanti, milioni di euro, per portare degli ospiti alle gare, sarebbe opportuno che questi ospiti vedano anche le auto che io sto facendo correre. Quindi di fare delle gare in cui le auto partono alle sei di mattina e ritornano a mezzanotte la trovo una cosa perlomeno molto superficiale da parte di chi gestisce il Mondiale. Per assurdo mi ritrovo a esaltare quello che è il layout del Rally di Alba dove invece ogni due prove siamo qua, quindi se avessimo degli ospiti riuscirei a gestirli in maniera intelligente. I nostri sono dei rally, non sono dei raid. Chi vuole fare dei raid vada a fare la Dakar, vada a fare delle altre cose. Questi sono dei rally dove non vedo niente di sbagliato se ogni due prove speciali è previsto un passaggio in assistenza. Se non vogliamo fare l'esempio di Alba, parliamo del Rally di Estonia, dove di nuovo il formato è stato di un'intelligenza incredibile. Sono stato veramente molto molto contento di aver partecipato in prima persona a quella gara per capire come funziona. Secondo me gli organizzatori sono persone competenti, preparate, capaci e con un'idea molto chiara».


Si è parlato di una possibile riduzione dei giorni di gara, dai tre attuali a due, visto la costante diminuzione dei chilometraggi. Sei d'accordo?


«No, due giorni di gara lo trovo eccessivo. Io credo che la cosa migliore sia di avere al massimo 14 rally nel calendario iridato e sono già tante perché, appunto, stiamo parlando di tre giorni di gara».


Lo scorso anno hai guidato il team Hyundai-BRC al titolo iridato del WTC-R conquistato da Gabriele Tarquini, che in Sardegna ha anche testato la i20 WRC Plus. C'è qualcosa che porteresti dalla pista ai rally e viceversa?


«No, sono due categorie completamente diverse».


A proposito della prossima stagione ritieni possibile un impegno di Hyundai nel Campionato Italiano, anche grazie al supporto della filiale nazionale?


«Io sono Team Director di Hyundai Motorsport. Mi occupo anche del settore customer racing, vendo le macchine, ma non decido cosa fare dopo a livello di programmi. Bisogna parlare a Scandola e a Hyundai Italia e faranno eventualmente le loro considerazioni. E' chiaro che se Hyundai Italia ed il team di Riccardo Scandola vengono da me dicendo che manca una parte di supporto minima, farei le mie considerazioni se merita prendere parte al Campionato Italiano. Perché magari potrei dire "Andiamo a fare il Campionato Europeo", per esempio. Non è che perché Scandola è italiano deve per forza fare il Campionato Italiano. I campionati vengono affrontati quando, a fronte di una spesa, hai un ritorno. Non c'è nessun dottore della mutua che obbliga a correre. Secondo me quello che sta facendo il team di Riccardo Scandola nel Campionato Italiano Rally Terra è un'operazione che, vedendo i tempi e i modi in cui è partita, trovo molto intelligente in quanto sulla terra Umberto si è già dimostrato molto competitivo. Dopodiché sono molto contento del challenge che hanno intrapreso partecipando anche al Rally di Roma Capitale e ad Alba. Non c'è niente di meglio che andare a correre dove ci sono gli avversari più forti per vedere dove c'è da migliorare. E' chiaro che da un punto di vista esterno Hyundai può dire "Eh, Scandola", ma attenzione, che la macchina è competitiva l'ha già dimostrato Rossetti, quando è arrivato qua e quando gli altri facevano la lotta per il titolo ha preso a sberle tutti, quindi non siamo qua a dimostrare niente a nessuno del valore della macchina. Umberto secondo me - chapeau - cerca di capire dove si può migliorare, e questa è una cosa che dimostra estrema intelligenza da parte della squadra».


Hai un fioretto da rispettare nel caso in cui dovessi raggiungere l'obiettivo che vi siete prefissati?


«Nessun fioretto, non sono credente».
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